
Adesso parlano tutti dei nomadi. Come se ieri non esistessero i campi abusivi; come se ieri nessun bambino rom fosse morto per incendi, freddo o... topi. Sì, ho detto topi. Ce ne sono molti a Roma e sotto Roma, e non risparmiano certo i campi nomadi, specialmente quelli abusivi, quelli creati a ridosso dei fiumi, quelli ricavati dentro casolari rustici abbadonati. Sul campo nomadi di via Appia Nuova, quello dove si è consumata la tragedia dell'incendio che ha ucciso i bambini, vi era un verbale dei Carabinieri attestante le condizioni di estremo degrado e pericolosità in cui versava l'accampamento. Chi avrebbe dovuto intervenire? Chi avrebbe dovuto fare il suo dovere e invece non lo ha fatto? Dai funzionari municipali, fino ad arrivare al Comune di Roma, esiste una concenzione secondo la quale certe condizioni sanitarie dei campi nomadi siano del tutto ovvie, quindi normali, quindi naturali. Ci sono ricerche sanitarie che attestano come Roma sia diventata una delle città più pericolose dal punto di vista del contagio di tubercolosi proprio per la presenza e la concentrazione di campi in estreme condizioni igenico-sanitarie. A questo punto è necessario che chi sapeva debba pagare, ma rimane comunque impensabile che debbano accadere tragedie come questa per smuovere gli uffici competenti. Questo è un modo di amministrare degno del terzo mondo, degno di un immobilismo dettato più dal'incompetenza che da vere ragioni ideologiche. I comitati per Roma devono essere in prima fila per poter contribuire con soluzioni, proposte, idee concrete affinché una volta per tutte si possa ripristinare la legalità, la sicurezza, il decoro e la dignità nella città di Roma.